POSSIBILE IL RAVVEDIMENTO A CONTROLLO FORMALE INIZIATO

16 novembre 2017

Può accadere che dopo aver ricevuto dall’Agenzia delle Entrate una richiesta di documenti, ai fini di un controllo formale della dichiarazione (36 ter DPR 600/1973), ci si accorga di aver commesso un’irregolarità nel modello dichiarativo inviato. Se dalla consegna dei documenti dovesse emergere che l’errore abbia provocato una riduzione dell’imposta a debito o un credito maggiore, sarà applicata una sanzione pari al 30% di quanto non versato, usufruendo eventualmente della riduzione a due terzi, pagando la totalità delle somme dovute, entro i primi trenta giorni dalla notifica della comunicazione degli esiti del controllo.

In alternativa il contribuente, dopo la richiesta di documentazione, può utilizzare l’istituto del Ravvedimento, contenuto nell’art. 13 DPR 472/97. Qualche perplessità era emersa in merito a tale possibilità, in quanto si poteva supporre che l’attività di controllo da parte dell’amministrazione fosse effettivamente già iniziata con la richiesta dei documenti. L’art. 13 al primo comma recita: “La sanzione è ridotta, sempreché la violazione non sia stata già constatata e comunque non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento delle quali l’autore o i soggetti solidalmente obbligati, abbiano avuto formale conoscenza”.

Il dubbio è se la mera richiesta di documenti possa o meno configurarsi con una delle fattispecie elencate nel primo comma (accessi, ispezioni, verifiche o altra attività amministrativa ecc.), oltretutto in considerazione del fatto che detta richiesta di documenti, molto spesso non avviene sulla base di scelte a campione tra la miriade di contribuenti, ma più “opportunamente” vengono individuati quei soggetti che, sembrano aver indicato oneri detraibili o deducibili in dichiarazione, non corrispondenti ai dati pervenuti all’amministrazione finanziaria attraverso altri canali (controlli incrociati).

La questione  è stata definitivamente chiarita in occasione del Telefisco 2016, tenutosi il 28.01.2016. L’agenzia delle Entrate nell’incontro con la stampa specializzata ha sancito che il ravvedimento è possibile anche dopo l’avvio dei controlli formali e resta invece precluso solo con la comunicazione degli esiti contenenti l’indicazione delle somme dovute dal contribuente e non dalla richiesta di documentazione. Pertanto se in sede di reperimento della documentazione richiesta, si ravvisino errori commessi nella dichiarazione, il contribuente potrà ravvedersi, purché il versamento delle somme con le sanzioni avvenga entro la ricezione della comunicazione degli esiti del controllo.

Tale chiarimento va senz’altro a favore del contribuente, ma a questo punto è opportuno domandarsi quale sia l’importo della sanzione su cui applicare le riduzioni previste dal ravvedimento. Il dubbio è se si debba utilizzare come base di riferimento il 30% delle imposte non versate, come succede per l’avviso di irregolarità, oppure il 90%, sanzione minima prevista per l’invio di una “dichiarazione infedele”.

A tal proposito interviene la Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 42/E del 12 ottobre 2016, che al punto 3.1.3 chiaramente asserisce che in caso di dichiarazione integrativa presentata oltre i novanta giorni dalla scadenza del termine ordinario, per correggere errori rilevabili in sede di controllo automatizzato o formale, la sanzione configurabile resta solo quella per omesso versamento di cui all’articolo 13 del D.lgs. n. 471 del 1997, pari al trenta per cento di ogni importo non versato”.

La discriminante per l’applicazione delle riduzioni al 30 o al 90% dell’importo non versato è se l’errore potesse essere o meno rilevato in sede di controllo automatizzato o formale (36 bis o 36 ter).

In sede di presentazione della documentazione, dovrà altresì essere fornita all’ufficio amministrativo la nuova dichiarazione inviata, nonché i modelli di pagamento versati (ravvedimento) con le relative ricevute. Qualora gli importi ravveduti dovessero risultare carenti, l’Agenzia prima di procedere alla liquidazione delle maggiori imposte e sanzioni, richiederà l’integrazione del ravvedimento, instaurando di fatto con il professionista/contribuente una trattazione amichevole volta a consentire la risoluzione pacifica della pratica.

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Questo articolo, è stato scritto da Paolo Tavagna. Se desiderate lasciare un commento o ricevere chiarimenti in merito all'argomento trattato potete scriverci un messggio dall'area contatti, inserendo il vostro nome e la vostra e-mail. Vi risponderemo quanto prima.  

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